In Italia in pochi possono fregiarsi dell’appellativo di rockstar, una di queste persone è certamente il celebre cantante Vasco Rossi. Un’icona, un simbolo che ha caratterizzato e coinvolto svariate generazioni di italiani. Un vero e proprio prodotto nostrano nato nella provincia emiliana, forse l’unico vero e proprio a promuovere uno stile di vita completamente dedicato al rock ‘n roll in Italia.

Il simbolo di varie generazioni che si sono susseguite nel corso di oltre trent’anni, partendo da canzoni liriche, demenziali e allo stesso tempo arrabbiate, fino a giungere ai più recenti inni da stadio calcistico, quando il Vasco è giunto realmente al termine della sua carriera da rocker per attestarsi ad un ruolo di intrattenitore di mezza età, forse deludendo gran parte del suo grande pubblico.

L’inizio di Vasco Rossi

Vasco Rossi nasce nel 1952 nella provincia di Modena, nel paese di Zocca. La sua famiglia è di ceto proletario, padre camionista e mamma casalinga, ma il talento cantautoriale di Vasco lo porta subito a vincere da bambino un celebre concorso della zona, “L’usignolo d’oro”. Successivamente il giovane Vasco si diplomerà alle superiori come ragioniere.

Bisogna arrivare al 1975 per vedere Vasco Rossi fondare Radio punto Zocca, al tempo una delle radio private pioniere sul territorio della Penisola. La sua carriera inizia quindi come DJ, ma il sogno nel cassetto è ovviamente quello di divenire un cantautore di spicco. Inizia quindi a scrivere le sue canzoni, ancora ragazzo e vivendo a casa dei suoi genitori. Inizia così, anche se in modo timido, a far ascoltare i suoi lavori ad altre persone della zona.

Bisogna arrivare al 1977 per la registrazione del suo primo singolo, grazie al denaro della Jeans, che lo porta l’anno successivo all’album d’esordio “Ma cosa vuoi che sia una canzone”, questo embrione di quello che sarà una delle rockstar più importanti d’Italia viene venduto solamente nella regione Emilia-Romagna, e non in molti sembrano accorgersi del talento del giovane Vasco.

In ogni caso si tratta di un ottimo prodotto per l’esordio di un giovane cantautore italiano. Un disco che si attesta nei canoni del rock cantautorale italiano con sonorità psichedeliche e acustiche. Le tematiche non potrebbero essere più italiane: amori finiti, cuori infranti, ragazze difficili, sogni e alcune tematiche sociali che fanno già comprendere gli albori del pensiero di Vasco Rossi.

Le canzoni che si distaccano maggiormente sono “Tu che dormivi piano” e “Silvia”, ritratti dolci e allo stesso tempo onirici dell’universo femminino ancora incomprensibile all’imberbe Vasco, il tutto costellato da arpeggi acustici davvero interessanti. A fare da contraltare a questi pezzi “d’amore” troviamo pezzi come “Ambarabaciccicoccò”, una canzone contraddistinta da una decisa ironia sociale e da un’ amara, e in parte triste, rassegnazione. Quello che potrebbe essere considerato l’alter ego arrabbiato di Vasco Rossi. Non manca poi una canzone che può essere considerata un vero e proprio pezzo country italico, “Ed il tempo crea eroi”, una marcia proletaria arrabbiata che identificare alcune delle tematiche che caratterizzeranno Vasco Rossi anche nei suoi successivi lavori. Lo stesso è possibile dire per tutta la lunghezza malinconica dei sette minuti di “Jenny è pazza”, una sorprendente ballata psichedelica in grado di narrare una difficile storia tra il disagio e la costante incomprensione.