Dopo il terzo disco, Vasco Rossi diviene davvero un fenomeno mediatico. Ai suoi concerti accorre ormai una folla sempre più grande. Con lui collabora la Steve Rogers Band con musicisti di grande livello come Maurizio Solieri e Massimo Riva. Il grande successo però deve ancora arrivare, il 1981 è l’anno della svolta con il disco “Siamo solo noi”, ora il nome di Vasco è davvero sulla bocca di tutti, almeno per quanto riguarda le giovani generazioni che amano rock, punk e hard rock.

Lo stile di Vasco Rossi diventa sempre più crudo, le ballate sono sempre più stravaganti e trascinanti e il nuovo disco ripete il grande successo di quello uscito poco tempo prima. I cori da stadio sono ormai il marchio di fabbrica di Vasco Rossi e i suoi versi contro una vita borghese priva di ogni ideale divengono inni popolari che continueranno per decenni ad echeggiare all’interno delle radio della Penisola.

Nel 1972 esce “Vado al massimo”, titolo del disco e della canzone che segnerà ancora una volta il suo tempo, un rock-raggae stravagante e in parte privo di qualsiasi senso, Vasco inizia ad interpretare un personaggio ubriaco e barcollante sul palco, addirittura durante la sua esibizione al Festival di Sanremo. Arriva ultimo in classifica. L’obiettivo però non era evidentemente quello di vincere, ma di farsi conoscere in tutta Italia.

Vasco Rossi non è più solo un cantante di nicchia

Ora tutti conoscono Vasco Rossi, per molti un personaggio da evitare, poco raccomandabile e da tenere con attenzione lontano dai propri figli, e ovviamente dalle proprie figlie. Però è importante sottolineare l’importanza di “Vado al massimo” probabilmente uno dei lavori meglio riusciti di Vasco Rossi. La durezza dello strazio hard-rock viene accantonata per un momento, passando a canzoni un poco più “commerciali”, ma mai scritte appositamente in modo ruffiano per accaparrarsi pubblico, i testi continuano ad essere dissacranti, la narrazione ironica e sarcastica e in alcuni casi addirittura completamente provocatoria come per esempio nella canzone “Splendida giornata”. Non possono ovviamente mancare anche delle ballate di grande qualità come la malinconica rassegnazione di “Canzone” e “Ogni volta”.

Tutto il trambusto generato non impedisce a Vasco Rossi di tornare al Destival di Sanremo anche l’anno seguente, questa volta però si presenta con una canzone tranquilla e pacata. Sanremo non lo premia, ma il Festivalbar lo incorona re dell’estate. È il momento di “Vita spericolata”, dall’album “Bollicine” una canzone senza necessità di alcuna presentazione, i suoi versi celebrano il nichilismo provinciale di un giovane la cui vita è iniziata tra oratorio e punk duro. Ora tutto questo diviene patrimonio comunitario di tutti coloro che nella decade degli anni ’80 si sentono fuori dal coro.

Vasco diviene definitivamente il vero e proprio rocker italiano, non solo per la musica, ma anche per i suoi comportamenti. Il personaggio diviene un’icona, la sua aria da vagabondo, magro e consumato che sale sul palco vestito da tossico di quartiere, con occhiali da sole (anche di notte), e ovviamente la voglia di urlare tutti i suoi versi al microfono, diviene il richiamo per il grande pubblico di giovani. Un personaggio strafottente che forse nasconde i suoi problemi dietro al suono stridente di una voce che rivela il vero carattere di Vasco Rossi. Questo è quello che attendeva un intera generazione.