La musica italiana, così come la maggior parte dei suoi esponenti più illustri, spesso si ispira e in alcuni casi copia spudoratamente, la musicalità di successo di artisti dalla fama internazionale. Questo è quello che è successo secondo molti con il celebre artista Vinicio Capossela. Dopo svariati anni di successi, all’alba dei cinquant’anni, non sono poche le critiche e ovviamente gli elogi per questo poliedrico artista.

L’inizio di Vinicio

La prima parte del secondo millennio della storia dell’uomo ha visto rimbalzare da un’Arci all’altro un giovane artista del sud con il suo pianoforte e la sua creatività. La capacità di dare vita a canti goliardici e strimpellare fino alle ore più tardi della nozze. Un vagabondo notturno, questa è l’essenza di Vinicio Capossela, artista enigmatico che ha raccolto critiche c consensi nel corso della sua carriera, da sempre accostata a Tom Waits, artista straordinario dal quale il creativo musicista italiano ha tratto più di un’ispirazione.

La creazione di un vero e proprio personaggio alter ego, falso fin nel profondo ma ripetuto talmente tante volte da iniziare a pensare che fosse vero e reale. Una voce strascicata in pieno stile rauco nei suoi esordi, l’ambientazione permanente è quella di un piano bar, canzoni struggenti, dolci e allo stesso tempo flebili, almeno nei suoi esordi. Oggi invece le sue parole sono sussurrate, il suo cantato diventa una parola fluente che a volte si trasforma in poesia.

La dissolutezza e gli alcolici sono un inevitabile conseguenza del personaggio che si è creato e le molte influenze di musicisti celebri e underground, partendo da Toquinho, Bregović e Fred Buscaglione, un miscellaneo musicale senza sosta al quale è facile aggiungere Bob Dylan e come detto Tom Waits, tra i molti artisti è possibile riconoscere all’interno della musica di Capossela, che il cantante lo ammetta o meno.

Un musicista in grado di trasformarsi indossando maschere differenti prese in prestito dai più celebri nomi della musica, in grado di generare uno stile particolare, e a volte una pura e semplice copia della grande musica internazionale. Una suggestione senza sosta, una cornucopia dell’originale, un trasformismo che ha reso più fruibili musiche e canzoni che difficilmente avrebbero potuto raggiungere il successo di pubblico conseguito da Vinicio entro il territorio italiano. Una voce riconoscibile e uno stile senza tempo e senza confini. Semplicemente Vinicio Caposella. Può piacere o non piacere, come del resto Quentin Tarantino, ma resta inequivocabile il suo grande successo mediatico e la sua straordinaria vitalità.

Capossela e l’editoria

Il poliedrico artista non si è limitato solamente alla cruda e pura musica, affascinato costantemente dall’editoria ha cercato di raggiungere il successo anche attraverso la scrittura di libri, come prima di lui un altro celebre musicista italiano, Francesco de Gregori. Un esempio da non lasciarsi sfuggire potrebbe essere l’interessante libro “Il paese dei Coppoloni”. Uno scritto che può essere definito un ritorno allo stile espressionista e al mondo fiabesco, con rimandi alla cultura arcaica del Sud dove risiedono forti e radicate le origini di Capossela.